I castelli di Cannero tra storia e leggenda

CANNOBIO – Storie di conti e duchi, pirati e banditi ma anche antichi tesori nascosti e navi fantasma. Diverse sono le vicende a tratti reali a tratti fantastiche che da secoli aleggiano attorno ai castelli di Cannero. Facile capirne il motivo: le strutture sono adagiate su due dei tre isolotti del Verbano a circa un paio di km dalla costa di Cannero ma in territorio del comune di Cannobbio.

Ancora oggi è possibile vederne i resti da entrambe le sponde del lago Maggiore di cui sono un importante simbolo, ma per poterli osservare da vicino è necessaria un’imbarcazione. Lo spettacolo che ci si presenta è davvero mozzafiato, il castello sembra galleggiare sull’acqua e diversi volatili vi ci trovano rifugio, la folta vegetazione ne abbraccia le mura e un ponticello porta dalla riva all’acqua. Vi è poi su una colonna la statua di una madonnina presente sull’isolotto più piccolo. Seppur erano in programma importanti interventi di ristrutturazione così da poterli rendere fruibili al pubblico, attualmente non è possibile accedere all’interno delle strutture. Eppure isolotti e ruderi vantano un’antica storia.

Risale ai primi anni del 1400 la vicenda dei fratelli Mazzarditi, conosciuti anche come “i pirati del Verbano” che approfittando dell’instabilità politica di Cannobio e del ducato di Milano, iniziarono a saccheggiare molte delle ricche regioni del lago. Avevano però bisogno di strutture fortificate dove potersi rifugiare e conservare il proprio bottino, s’impadronirono quindi del palazzo comunale e decisero di costruire su uno dei tre isolotti che affiorava dal lago una fortezza, che prese il nome di rocca Malpaga, dalla quale per circa 11 anni pirateggiarono le città circostanti. Iniziarono quindi ad aleggiare leggende attorno a questi curiosi personaggi, come quella conosciuta come “I piedi pietrificati”. Si narra infatti che i fratelli Mazzarditi decisero di derubare in una maestosa villa e rapire il nipote del proprietario, un bambino, il quale quella notte fu trovato a pregare in camera sua da uno dei fratelli che non appena si avvicinò al piccolo, vide i propri piedi pietrificarsi spaventando gli altri fratelli che subito fuggirono via.

Il periodo di “terrore” finì con l’elezione a nuovo Duca di Milano di Filippo Maria Visconti che anche per andare incontro alle richieste delle popolazioni circostanti, stanchi delle ruberie dei Mazzarditi inviò un agguerrito esercito ducale ad assediare nel marzo del 1414 la rocca di Malpaga, bandendo i “briganti” da Cannobio. Secondo un’ulteriore leggenda in quest’occasione i pirati decisero di nascondere i loro tesori sul fondo del lago, tra le acque circostanti la rocca, tesoro che non fu mai ritrovato. Ad avvalorare questa credenza, il ritrovamento nel 1700 di una lastra da parte di un pescatore nei pressi della rocca, che recita “‘alle calende di maggio, all’alzare del sole il tesoro si troverà’. C’è chi poi giura di aver visto nelle giornate di nebbia fitta un piccolo veliero, una sorta di imbarcazione fantasma aggirarsi attorno ai resti dei castelli.

Circa 30 anni dopo la disfatta dei Mazzarditi, i tre isolotti divennero di proprietà della famiglia Borromeo e nel 1519 il conte Ludovico decise di edificare sulle fondamenta della Malpaga la rocca a cui diede il nome di Vitaliana, in onore della famiglia padovana capostipite dei Borromeo, ma dovrà aspettare il 1521 per potersi insediare nel suo castello. Purtroppo appena due anni dopo nell’agosto del 1523 la Vitaliana fu cinta d’assedio per la prima volta e ne seguì una graduale decadenza diventando di volta in volta un asilo di contrabbandieri, rifugio di pescatori e verso la metà del 1600 perfino la sede di una zecca clandestina.

Grazie a un documento del 1978 dal nome “La rocca ritrovata” (editore Novara camera di commercio) si è appreso anche che all’interno della fortezza vi sono diversi affreschi sulle mura molti dei quali sono stati purtroppo oggetto di atti vandalici.

Ma nel corso del tempo quest’affascinante struttura è stata d’ispirazione per diversi artisti come Luigi Ashton con la tela “Veduta di castello sul lago”. E’ stata inoltre citata dallo scrittore luinese Piero Chiara in un racconto ambientato nel periodo fascista, “Fioriva una rosa” che così lo descrive: «…Dentro al castello c’era il silenzio e la solitudine dei luoghi abbandonati. Quasi tutti gli antichi saloni, le armerie, e i magazzini erano scoperchiati, le scale e i comini di guardia impraticabili…»

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