Dalla Preistoria ai giorni nostri uno spettacolo che va in scena da secoli: la lotta

Un inchinino, una stretta di mano, gli occhi fissi sul rivale per cercare di prevedere ogni sua mossa ed ecco che lo spettacolo ha inizio: corpi che si fondono in abbracci energici e decisi, sorretti da gambe vigorose, per riuscire in tutti i modi ad atterrare l’avversario, mettendo in mostra forza e agilità. Uno spettacolo che va in scena da secoli, in ogni parte del mondo e per le più disparate ragioni.

Fin dagli albori dell’umanità infatti la lotta, una delle forme più antiche di combattimento, ha trovato un proprio spazio in ogni civiltà, tempo e regione. Si tratta di uno scontro corpo a corpo in cui non vengono utilizzate armi di alcun tipo. Per prevalere il lottatore deve concentrarsi sulla propria forza e agilità per prevedere e contrastare le mosse del rivale e avere la meglio atterrandolo.

Con regole e tecniche differenti, diversi stili e tradizioni quello della lotta era anche ed è ancora oggi un momento di aggregazione sociale che ha ispirato maestri della poesia, cantastorie, pittori e scultori immortalando nelle loro opere gesta di grandi combattenti e lottatori.

Già nel Paleolitico se ne trova testimonianza, graffiti risalenti a epoche preistorica, infatti, ritraggono i primi combattenti in varie posizioni utilizzando tecniche alquanto primitive che si svilupperanno in diversi stili nel corso dei secoli in ogni parte del mondo.  In ogni società la lotta ha poi avuto scopi e funzioni differenti: la civiltà ellenica la considerava un ottimo metodo educativo tanto da aver tramandato ampie e complete documentazioni a riguardo, Omero la cita nei suoi poemi e centinaia sono le scene di lotta visibili ancora oggi su monete, vasi o sculture della Grecia antica.

Nel corso del tempo divenne poi un’attività bellica vera e propria eseguita da professionisti che nelle arene potevano sfidare combattenti di altre regioni per conquistare fama e notorietà o in alcuni casi per aver salva la vita. Un vero e proprio spettacolo al quale poteva prender parte tutta la popolazione che seguiva gli incontri con attenzione e stupore. Stupore che nasceva dalla visione di quei corpi che incontrandosi e scontrandosi davano luogo a scene spesso cruente ma con un ritmo incalzante che teneva tutti con il fiato sospeso.

Tra il Medioevo e il Rinascimento iniziarono a prender vita forme popolari di lotta alcune delle quali rimaste immutate fino ai giorni nostri che ancora conservano un carattere prettamente folcloristico. Ne è un chiaro esempio la lotta svizzera, sviluppatasi tra le Alpi, nelle regioni centrali, protagonista di numerose feste di paese. I combattenti, prima di sfidarsi, indossavano un pantaloncino di juta con le gambe arrotolate su cui si effettuano le particolari prese, sopra i propri abiti abituali, tradizione che ancora oggi viene mantenuta, gareggiando su un’area circolare cosparsa di segatura. Non si trattava di atleti di professione, bensì di uomini comuni (pastori, macellai, casari, contadini) che combattevano per un paio di pantaloni, una mucca o del formaggio ma soprattutto per la fama ottenuta dalla vittoria. Ma quello che inizialmente era un combattimento praticato maggiormente da pastori e contadini divenne un vero e proprio sport nazionale con la propria associazione fondata nel 1895 che ne sancì le regole ufficiali e i propri valori, quali il rispetto e la lealtà nei confronti dell’avversario.

Fu proprio durante la fine dell’800 che si cercò di organizzare la lotta in maniera moderna e sportiva un po’ in tutta Europa, ma bisognerà aspettare il 1908 per trovarla ufficialmente tra gli sport olimpici, almeno per la lotta greco romana, con gli anni ne furono riconosciute altre e ad oggi sono circa sette gli stili ufficiali con i quali si gareggia alle Olimpiadi.

Ma ciò che affascina di questa particolare forma di combattimento è sicuramente l’insieme dei gesti, i movimenti e le posizioni che due corpi a stretto contatto riescono a dar vita, l’insieme di regole e tradizioni popolari che attraverso questo tipo di incontri si può ancora oggi assaporare soprattutto nelle feste di paese.

E così ci riunisce per prender parte a quel particolare momento di aggregazione sociale e rispetto delle tradizioni, dove i combattenti sfilano acclamati dal pubblico, concentrati e in religioso silenzio. Uomini comuni che indossando i panni dei combattenti si posizionano sul proprio palco, l’arena da combattimento, per dar vita a spettacolari coreografie. Le mosse d’attacco vengono eseguite con tenacia e vigore mettendo in risalto la perfezione di quei corpi che si avvicinano e si allontano per cercare di prevalere sull’altro. Come un attore che sul palco recita le sue battute per emozionare e sorprendere il pubblico così il lottatore passa in rassegna le sue mosse vincenti scagliandosi sull’avversario cercando di avere la meglio.

Uno spettacolo che va in scena in ogni parte del mondo con “trame” e “personaggi” differenti in base al luogo in cui viene eseguito, che si carica di significati diversi e che non smette di emozionare il pubblico lasciandolo con il fiato sospeso dall’inizio alla fine dell’incontro.

l’artedellalottasvizzera

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